mercoledì 28 ottobre 2009

Di Pietro e Rifondazione a Bersani: insieme in piazza contro Berlusconi


Appuntamento per il 5 dicembre.
Ma i democratici prendono tempo
La vittoria di Pier Luigi Bersani nelle primarie democratiche dovrebbe riaprire la stagione delle alleanze per il Pd, ma la giornata di oggi è bastata per far capire al nuovo leader che la svolta non sarà facile né indolore. Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero

rispettivamente leader dell’Italia dei Valori e di Rifondazione comunista, annunciano una manifestazione contro il Governo, Bersani risponde con una sorta di "nì", per ora, attraverso il suo braccio destro Filippo Penati.

C’è già un abbozzo di piattaforma politica della manifestazione (dimissioni per «indegnità morale» di Silvio Berlusconi e denuncia della «sofferenza sociale» causata dalla crisi economica), c’è la data, il 5 dicembre, ci sono i due promotori: quanto basta per costringere Bersani a scegliere se inseguire sul suo terreno l’opposizione più nettamente antiberlusconiana o frenare attirandosi l’accusa dipietrista di fare una "opposizione morbida" e "inciucista". «Non chiediamo a nessuno di accodarsi - precisa Ferrero - e non abbiamo aspettato le primarie. Crediamo che questa sia un’opportunità per le opposizioni di ritrovarsi insieme, il nostro quindi è un invito al Pd a cogliere questa occasione». Di Pietro torna a prendere di mira il premier, «al governo solo grazie a una truffa mediatica» e guida di un esecutivo che sta attuando azioni «tipiche di un regime».

Per l’ex pm la manifestazione va fatta perché «serve più opposizione». Voci dissonanti si levano però nel fronte dei possibili partecipanti all’iniziativa: Massimo Donadi, presidente dei deputati dell’Idv, frena il suo leader e lo invita a «ricercare momenti di unione di tutto il centrosinistra», proponendo un vertice che ricorda da vicino i grandi summit dell’Unione di Romano Prodi. E Angelo Bonelli, neopresidente dei Verdi, ricorda che «le manifestazioni di tutte le opposizioni si costruiscono insieme a tutte le realtà politiche sociali ed associative: non è una gara a chi fa prima». Bersani, che domani vede Di Pietro, non commenta. Cauto Penati, coordinatore della mozione che ha vinto il congresso del Pd: parla di «rispetto» per l’iniziativa di Idv e Prc, e aggiunge: «Quando ci saranno una piattaforma e contenuti comuni sulle questioni democratiche e sociali aperte nel paese e sulla prospettiva dell’alternativa, sarà il momento giusto per decidere tutti insieme forme di iniziative e mobilitazione». Come dire: il Pd non aderisce ma non esclude una mobilitazione comune in futuro.

Sullo sfondo della sfida al Pd c’è la scadenza temuta e attesa delle regionali, dove il centrosinistra rischia moltissimo e il Pd ha a che fare con alleati potenziali difficilmente compatibili. Da un lato, infatti, l’Udc con Michele Vietti avverte: «Noi siamo alternativi sia a Di Pietro sia alla sinistra radicale». Dall’altro, il leader dell’Idv annuncia che chiederà al nuovo segretario democratico Bersani il «rinnovo generazionale della classe dirigente: occorre cambiare le facce». Sulle regionali l’avvertimento è esplicito: «Vogliamo sapere - dice Di Pietro - se intende rimettere in campo la squadra che ha sporcato la politica in Puglia, Campania e in generale al Sud o se vuole cambiarla. Prima di allearci noi vogliamo sapere chi sono i compagni di viaggio». Strada in salita, quindi, per Nichi Vendola, presidente della giunta pugliese scossa dagli scandali e leader di Sinistra e Libertà, che propone «una grande alleanza di tutti quelli che sono contro il populismo e intendono difendere la democrazia e la Costituzione».
fonte LA STAMPA

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